A lezione sul prato: Polygonum bistorta

L'allegra spiga che punteggia la praterie silicee del piano montano è in realtà l'infiorescenza di una pianta officinale commestibile.

L’allegra spiga che punteggia la praterie silicee del piano montano è in realtà l’infiorescenza di una pianta officinale commestibile.

Durante le passeggiate d’estate, in luoghi freschi ed umidi, comunque ben soleggiati, la si trova a rallegrare, punteggiandolo di un rosa vivo, il verde dei prati di montagna, dalla collina fin talvolta alle praterie del piano sub alpino. È l’erba serpentina altrimenti detta bistorta dal nome specifico: Polygonum bistorta.

È una pianta erbacea perenne, con un rizoma orizzontale, normalmente ripiegato a “U” o contorto su se stesso, da cui deriva il nome specifico “bistorta”; i fusti, alti fino a 60-70 cm, sono eretti e semplici. Il nome generico, Polygonum, invece ha origine controversa. Una possibile interpretazione viene dall’etimologia greca poly” (molto) e “gony” (nodo), per via del fusto che presenta numerosi nodi. Ma anche, letteralmente poligono, facendo riferimento alla forma dei semi, acheni, che presentano 2 o 3 spigoli. Niente paura, in pratica un frutto secco, contenente il vero e proprio seme.

Semi di grano saraceno: si nota la caratteristica forma di poligono triangolare da cui il nome della famiglia a cui appartiene: "poligonacee"

Semi di grano saraceno: si nota la caratteristica forma di poligono triangolare da cui il nome della famiglia a cui appartiene: “poligonacee”

Riusciamo a farci un’idea pensando al “grano” saraceno… che (attenzione!) grano non è, facendo parte anch’esso della famiglia delle polygonaceae! Quel che pensiamo grano è in realtà il seme, la cui forma è proprio quella di un piccolo poligono! A causa delle sue caratteristiche nutrizionali e dell’impiego alimentare, questo vegetale viene spesso collocato commercialmente tra i cereali, nonostante tale classificazione sia impropria, non appartenendo il grano saraceno alla famiglia delle graminacee. Data poi la difficoltà del grano comune a maturare in montagna, lo si coltiva anche in Italia, …e con buoni risultati, come testimoniato dal pizzocchero valtellinese. Peraltro… se volete indicazioni su dove reperire dell’originale grano saraceno autoctono scrivete a montitrek!

Ma non lasciamo la bistorta là nel prato, tutta sola. Guardandola più da vicino infatti, vedremo che quella che chiamiamo “spiga” o “fiore” è in realtà una infiorescenza, costituita da moltissimi fiorellini, ciascuno con 5 petali rosa intenso, raramente bianchi, con 5/8 stami e 3 stili. I frutti, come dicevamo, sono acheni lucidi, duri, trigoni, di colore bruno. La troveremo nei prati e nelle praterie silicee o cumunque decalcificate. Nella foto, un prato nella stupenda Val di Mello.

Bistorta_ValdiMello

Viene classificata come specie commestibile officinale. Le foglie, se raccolte in primavera, sono dei surrogati degli spinaci. In passato è stata usata soprattutto per le sue prorpietà astringenti, emostatiche interne ed esterne conseguenti a tisi, ulcere, emorroidi, ferite. Ancor oggi l’azione astringente e antinfiammatoria viene ritenuta utile nei disturbi intestinali e nelle irritazioni del cavo orale.

A spasso per il prato? A scuola di montagna!

DISCLAIMER: le applicazioni farmaceutiche sono indicate a mero scopo informativo e devono essere prescritte e consigliate dal medico.

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