2 giugno 2013 – Sasso Malascarpa: il mare in montagna

2 giugno 2013: oggi si parte, con calma.

Dopo parecchi giorni di acqua si fa largo un sereno inatteso. E’ domenica e ci sarà l’invasione dei cittadini, in fuga verso i monti, in fuga verso il verde. E tra questi anche io… che ci posso fare? Cerchiamo solo di entrare in punta di piedi in questa natura, senza stravolgerla troppo. Non ho mai amato portarmi la città dietro, con il suo caos e le sue abitudini. Vestiamoci di montagna; non ricopriamola con nostro grigiume.

Verso le 11:00 ci incamminiamo. Il sentiero, inizialmente, è quello fatto dieci, cento volte. Ma come sempre è la prima volta. Luce diversa, verde diverso, azzurro diverso. Il vento poderoso da nord, ha spazzato via tutto. Qui lo si intuisce solo dal muoversi delle fronde sulle creste più alte. Per ora stiamo bene in maglietta, ma forse l’antivento nello zaino e l’acqua ci torneranno utili. Siamo a poco meno di 500 mt. L’idea è fare un bel giro. Seppure semplice, sarà una vera scoperta: Gajum, Terz’alpe, Faggio monumentale di Pass del Fo’, Sasso Malascarpa, Monte Rai, Cornizzolo e giù verso l’inizio. Quota massima: 1250 o poco più. Un passo alla volta si arriva.

Alberi di ogni tipo: dagli arbusti meno nobili al re del bosco montano, il faggio. Nel frattempo i pannelli del famoso “Sentiero Geologico” che stiamo percorrendo ci ricordano quanti abbiano messo mano a questa minuscola valle per trasformarla in quel che vedo oggi: le forze dei mari con i suoi sedimenti, i ghiacciai con la loro capacità di trasportare per centinaia di chilometri rocce provenienti fin dall’alta Valtellina. E ancora i venti e le piogge…Così si alternano calcari e dolomie ma anche gneiss e ghiandoni… Un posto splendido per iniziare ad esplorare il mondo della geologia. Nulla di noioso, anche perché allietato dai molti fiori che si scaldano, come me, al sole: ranuncoli, acquilegie, non ti scordare di me e molti altri ancora: forse vale la pena citare l’Allim ursinum, una liliacea dal caratteristico odore di cipolla: lo stesso che tappezza il sottobosco al Parco di Monza e che si sente fino all’Arengario, per intenderci.

Ranuncolacea, dai petali lungamente prolungati e ricurvi a forma di sperone. Nei prati e nei sottoboschi aperti, meglio se calcarei.

Aquilegia atrata: ranuncolacea, dai petali lungamente prolungati e ricurvi a forma di sperone. Nei prati e nei sottoboschi aperti, meglio se calcarei.

Poco dopo siamo al terz’alpe. Mangiamo qualcosa? Un pizzoccherino? …sì, ma poco, che si sale ancora. La birra stasera: qui l’acqua è di fonte!

Così si riparte e poco dopo siamo al Pass del Fo’, alla colma (1000 mt). Di dietro si scende a Valmadrera. Siamo ancora nel bosco ma il vento comincia a farsi sentire. Ci dirigiamo al Faggio: un omaggio al Re. Una breve deviazione che vale la pena fare. Poi dietrofront e via l’ultima salita verso il mare… Già. Mezz’oretta con calma e siamo sulla cresta, fuori dal bosco, con un vento poderoso che ci accompagna al Sasso Malascarpa, a 1200 sul livello del mare (almeno oggi). I fossili di Conchodon che tempestano la roccia, ci ricorda che qui di acqua ce n’era, e anche tanta. Intanto nel prato: narcisi e genziane. Per ora nessun giardiniere si fa vivo. Non possono essere spuntati da soli…

Affiormento dolomitico (dolomia a Conchodon) risalente a 200 milioni di anni fa'. "Malascarpa", secondo la tradizione locale, per via della forma a zoccolo di caprone, simbolo del diavolo, che ricordano i fossili in esso presenti.

Affiormento dolomitico (dolomia a Conchodon) risalente a 200 milioni di anni fa’. “Malascarpa”, secondo la tradizione locale, per via della forma a zoccolo di caprone, simbolo del diavolo, che ricordano i fossili in esso presenti.

Fossile bivalve del triassico, risalente a circa 200 milioni di anni fa'. E' presente nella dolomia formatasi sui fondali non molto profondi.

Fossile bivalve del triassico, risalente a circa 200 milioni di anni fa’. E’ presente nella dolomia formatasi sui fondali non molto profondi.

Via di nuovo verso la cresta. Un po’ di Milano è anche qui: l’antennone del Monte Rai me lo ricorda. Chiudiamo un occhio, l’altro ci serve per tenere d’occhio il sentiero. Poco dopo, 30 min di lieve discesa, risaliamo verso la croce del Cornizzolo e ancora, dopo 10 min, alla cima Pésora dove la manica a vento tesa in modo deciso, ci fa capire come mai nessun parapendio oggi sta sulla nostra testa…

Facciamo attenzione alla discesa, ripida, non protetta e complicata dal forte vento. Ma poco dopo siamo di nuovo nel bosco e tiriamo il fiato. Sono le 18:00 e abbiamo fatto proprio un bel giro.

Alla prossima,

montitrek

Genziana dall'aspetto noto. Ma osservare che all'interno dei petali, tubulati, vi sono delle macchie bianche e non verdi, ci permette di identificarla come la Gentiana clusii, tipica del calcare.

Gentiana clusii: genziana dall’aspetto noto. Ma osservare che all’interno dei petali, tubulati,vi sono delle macchie bianche e non verdi, ci permette di identificarla come la Gentiana clusii, tipica del calcare.

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